Intervento Assessore Querzè Coordinamento Consigli Nidi 19 Febbraio 2008

COORDINAMENTO

CONSIGLI DI GESTIONE DEI NIDI D’INFANZIA DEL COMUNE DI MODENA

19 FEBBRAIO 2008

PARTECIPARE IERI E PARTECIPARE OGGI:

COME SONO CAMBIATI GENITORI E NIDI D’INFANZIA

ADRIANA QUERZE’

Il servizio nidi del Comune di Modena è nato quasi trent’anni fa a seguito di forti pressioni  dei genitori, delle donne e dell’intera cittadinanza.

Fu infatti una richiesta politica forte quella che si espresse attraverso la mobilitazione e l’occupazione delle terre per indurre l’Amministrazione Comunale ad edificarvi  le strutture che poi sarebbero state adibite a nidi.

Da allora la situazione è cambiata: grazie all’impegno costante dell’Amministrazione, il Comune di Modena può vantare oggi una rete di servizi educativi che consente al 38% dei nati di frequentare i nidi d’infanzia superando così  lo stesso obiettivo fissato dal Consiglio Europeo di Lisbona consistente nell’inserire ai nidi il 33% dei nati entro il 2010.

Alcune idee forti connettono le prime esperienze di nidi, frequentati da poche decine di bambini, e la situazione attuale che consente di rispondere a quasi il 90% della domanda espressa: si tratta delle idee relative alla centralità dei bambini, alla qualificazione degli operatori, al rapporto tra scuole e territorio, alla gestione sociale.

La gestione sociale nasce quando l’Amministrazione Comunale consegna i primi nidi  ai collettivi degli insegnanti e ai genitori .

L’intento è quello di promuovere una gestione condivisa rispetto alle proposte educative e caratterizzare questa gestione come sociale cioè capace di sintetizzare gli apporti delle famiglie, dei cittadini, della società traducendo in azioni concrete la scelta politica di rendere le strutture educative patrimonio dell’intera  comunità.

I primi organismi di gestione sociale si relazionano quindi funzionalmente agli organismi del decentramento, i quartieri, poi trasformati in circoscrizioni .

Era infatti nei quartieri che venivano decisi i criteri di ammissione ai nidi e concretamente individuati i bambini da ammettervi. Era nelle scuole che i Consigli di gestione, di cui facevano parte anche i consiglieri di quartieri eletti dai cittadini, approvavano le linee educative.

Entrambe le istituzioni  quindi, erano chiamate a gestire una scuola percepita come appartenente all’intera città, ancor più che ai bambini e alle loro famiglie: era infatti la societas che sapeva darsi regole per il funzionamento della scuola ed investiva sul proprio futuro.

Da allora molte cose sono cambiate: le esigenze di trasparenza, uniformità di trattamento dei cittadini, semplificazione amministrativa hanno determinato il graduale trasferimento delle funzioni amministrative dai quartieri agli uffici comunali centrali.

Inoltre una sempre più elevata specializzazione e necessità di distinzione dei ruoli ha decisamente ricondotto le proposte pedagogico-didattiche sotto la responsabilità piena degli educatori, che informano e coinvolgono i genitori riservando ad essi un ruolo diverso nelle relazioni educative.

Nel frattempo abbiamo assistito ad una sorta di deriva della partecipazione dei genitori rispetto alla vita della scuola che si lega, da un lato al ripiegamento privatistico assunto dal rapporto con i figli e, dall’altro, alla generale disillusione rispetto alle forme della partecipazione alla vita politica.

E’ una deriva  che ha interessato solo marginalmente i genitori dei nidi e delle scuole dell’infanzia comunali, che ancora attivamente partecipano ai vari momenti collegiali ed individuali, ma che ha determinato un diverso modo di stare nella scuola, legato ad un diverso modo di percepirsi come genitori e co-attori del processo educativo.

In questo contesto è utile porsi alcune domande:

–        cosa è rimasto dell’idea originaria della gestione sociale?

–        con quali aspettative i genitori partecipano oggi alla vita della scuola?

–        in quali forme si concretizza la partecipazione?

L’elemento forse più evidente è che i genitori entrano oggi nella scuola con una visione assolutamente centrata sul proprio figlio e molto meno interessata al servizio che viene percepito quasi esclusivamente come servizio strumentale al soddisfacimento di bisogni privati più che come servizio pubblico.

E’ evidente che questa visione modifica profondamente le aspettative ed orienta le stesse richieste di partecipazione verso dimensioni  individuali dove meno importano, ad esempio, il rapporto della scuola col territorio, il coinvolgimento di una pluralità di soggetti nell’elaborazione dell’offerta educativa, il sostegno alla creazione di una comunità educante…

Partecipare ad un’impresa educativa comune con la capacità di guardare ad un orizzonte più ampio, è una dimensione da recuperare, perché per crescere un bambino serve un intero villaggio, come recita un proverbio africano. E c’è oggi grande bisogno dei villaggi che le scuole e le strutture educative potrebbero essere.

In quest’idea di villaggio, cioè comunità di relazioni che si fa responsabile dell’educazione delle nuove generazioni, potrebbero rientrare tre elementi  essenziali per il rilancio di una partecipazione consapevole riletta nella contemporaneità: il patto educativo tra scuola e famiglia, l’esercizio della responsabilità educativa degli adulti, la rappresentatività dei genitori.

Il patto educativo tra scuola e famiglia.

Manca un’alleanza sulla responsabilità educativa.

Spesso il genitore si erge a difensore acritico del proprio bambino contro altri adulti – gli insegnanti- che chiedono rispetto di regole e responsabilizzazione. E’ frequente assistere nella scuola a queste piccole guerre tra insegnanti e genitori che producono disconferme  reciproche.

Manca inoltre un’alleanza sulla condivisione dei valori da trasmette che non vengono comunicati tra scuola e famiglia e, soprattutto, non vengono negoziati nelle pratiche di attuazione, le sole che possono davvero incidere sulla trasmissibilità dei valori stessi.

L’esercizio della responsabilità educativa degli adulti.

Oggi i bambini vivono il paradosso di essere circondati da troppe persone, adulte in senso anagrafico, che non sanno essere tali in senso educativo.

I bambini crescono rapportandosi con i compagni di classe o della squadra di calcio ed è andata perduta la dimensione della relazione nel gioco libero, non diretto da un adulto.

Inoltre vivono molto del loro tempo con adulti perché, semplicemente, questi ultimi sono molti di più di quanti non siano i bambini.

Ma in questo mondo di persone decisamente cresciute accade frequentemente che sia difficile trovare chi si assume la responsabilità di dire i no che fanno crescere, di porre i limiti che arginano l’angoscia dei bambini, di essere accoglienti ed autorevoli…

La rappresentatività  dei genitori .

La crisi della rappresentatività attraversa oggi non solo il mondo della scuola.

Una volta scelto chi ci deve rappresentare sentiamo, subito dopo, che non ci rappresenta come vorremmo.

La difficoltà del rappresentante dei genitori, dei cittadini, di specifiche categorie di cittadini,  sta nel portare a sintesi opinioni diverse.

Non si tratta infatti di costruire facile consenso dando ragione a tutti, ma di integrare i diversi punti di vista. Per rappresentare non basta nemmeno scegliere tra più opzioni, e dar ragione ad una parte piuttosto che a un’altra. Occorre aiutare i portatori delle varie proposte ad esplicitarle, sostenere il gruppo di riferimento a negoziarle ed essere in grado di formulare idee nuove che integrino le minoranze e siano riconoscibili e , in qualche misura, sentite proprie da tutti.

In questo quadro il conflitto è ineliminabile e deve essere considerato un’occasione di crescita del gruppo.

Rappresentare dunque significa svolgere questo ruolo complesso senza dimenticare che il rappresentante dei genitori può essere anche colui o colei che guida ed orienta  l’innovazione delle forme di partecipazione, che in questi anni hanno subito notevoli cambiamenti.

Oggi i genitori chiedono di stare nella scuola in forme meno burocratizzate che non in passato e si assiste alla nascita di una domanda nuova  di comunità educante .

I  genitori chiedono di stare insieme in contesti educativi che favoriscano la costruzione di relazioni positive fra adulto e bambino e fra adulto e adulto, forse per contrastare l’isolamento educativo che provano spesso. Essi chiedono dunque  spazi di qualità dove poter sostare col proprio bambino  ed intrecciare relazioni di ascolto e di reciproco sostegno quasi a volere ripristinare quel sistema di reti corte  – amicali, parentali, di vicinato- che un tempo davano forma a quel villaggio indispensabile per la crescita dei bambini.

Forse oggi partecipare alla vita della scuola significa proprio cercare – e nei nostri nidi spesso trovare – quel villaggio nell’esperienza di altri genitori, di educatori competenti, della cultura dell’infanzia che è patrimonio diffuso nei nostri servizi.

La nuova frontiera per il rilancio della partecipazione potrebbe essere proprio questa e compito dei genitori, degli educatori e dell’Amministrazione Comunale sarà quello di leggere le  richieste di partecipazione a volte inespresse per dare loro forma e risposta, assumendole come criteri guida del processo incessante di qualificazione dei servizi per la prima infanzia .

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